Come gestire un iter di selezione

Ansia da gestione di un iter di selezione.

È opportuno scrivere a un recruiter per valorizzare la propria candidatura? Ha senso inviare un messaggio di ringraziamento dopo il colloquio o sollecitare un feedback? E come comportarsi quando una risposta non arriva oppure riceviamo un riscontro negativo senza comprenderne le ragioni? Sono dubbi frequenti durante la ricerca di lavoro e non sapere come gestire il rapporto con il recruiter può diventare un’ulteriore fonte di preoccupazione.

Cerchiamo allora di capire quale atteggiamento può essere più utile nelle diverse fasi di un iter di selezione, evitando sia di rinunciare a farci avanti per paura di disturbare sia di trasformare l’interesse per una posizione in un’insistenza continua.

Contattare direttamente un recruiter: sì o no?

Una delle domande più frequenti riguarda l’opportunità di valorizzare la propria candidatura anche al di fuori della normale job application.

Molti candidati temono che contattare direttamente un recruiter possa essere considerato fuori luogo: da una parte perché non vogliono disturbare chi gestisce la selezione, dall’altra perché hanno paura di apparire troppo insistenti.

In realtà non esiste una risposta valida in assoluto.

Se il nostro profilo è effettivamente coerente con la posizione e il contatto viene fatto in maniera professionale, un breve messaggio può essere un modo per portare la candidatura all’attenzione del selezionatore.

La differenza la fanno soprattutto pertinenza e modalità.

Scrivere semplicemente “ha visto il mio CV?” offre poco valore. Molto più utile è spiegare brevemente perché riteniamo che la nostra esperienza possa essere interessante per quella posizione, senza ripetere tutto ciò che è già contenuto nel curriculum.

Il contatto diretto non sostituisce quindi la candidatura attraverso i canali indicati dall’azienda, ma può eventualmente accompagnarla.

E dopo il colloquio?

Un ragionamento simile vale per un eventuale messaggio di ringraziamento.

Dopo un incontro possiamo scrivere per ringraziare del tempo dedicato e confermare il nostro interesse per la posizione, soprattutto se durante il confronto abbiamo raccolto elementi che hanno rafforzato la nostra motivazione.

Anche qui non servono messaggi lunghi o particolarmente elaborati.

Poche righe professionali e autentiche sono sufficienti.

Lo stesso vale quando vogliamo chiedere aggiornamenti sull’esito della selezione.

Se il recruiter ci ha indicato una tempistica entro la quale avremmo presumibilmente ricevuto un riscontro e quel termine è trascorso, chiedere gentilmente un aggiornamento è del tutto legittimo.

Non significa pretendere una risposta immediata, ma mostrare interesse e cercare di capire a che punto si trova il processo.

Quando il feedback non arriva

Può però accadere che, nonostante il nostro messaggio, una risposta continui a non arrivare.

È certamente auspicabile ricevere un riscontro dopo aver investito tempo ed energie in un processo di selezione, soprattutto quando abbiamo sostenuto uno o più colloqui.

Ma dobbiamo anche considerare che le ragioni di un ritardo o di una mancata comunicazione possono essere diverse: il processo può essersi allungato, l’azienda può aver modificato le proprie esigenze oppure la gestione della selezione può semplicemente non essere stata efficace.

Per il candidato, tuttavia, il risultato pratico non cambia: non possiamo restare indefinitamente in attesa di quella risposta.

Dopo aver effettuato un sollecito professionale, possiamo continuare la nostra ricerca e dedicarci ad altre opportunità, senza lasciare che un singolo iter tenga sospese tutte le nostre decisioni.

E se il feedback è negativo ma non viene spiegato?

Un’altra situazione frequente è ricevere una risposta negativa molto sintetica, senza conoscere le ragioni che hanno portato alla scelta di un altro candidato.

Naturalmente un feedback più dettagliato potrebbe essere utile per capire se esistono aspetti sui quali lavorare.

Possiamo quindi chiedere, con educazione, se sia possibile ricevere qualche indicazione in più.

Non sempre, però, otterremo una risposta approfondita.

Ed è importante evitare che la possibilità di migliorare dipenda esclusivamente da ciò che il recruiter decide di restituirci.

Dopo ogni colloquio possiamo fare qualcosa anche noi

Indipendentemente dall’esito della selezione, può essere molto utile fare un’autovalutazione dopo ogni colloquio.

Possiamo ripercorrere ciò che è accaduto e chiederci:

quali domande abbiamo gestito bene;
dove abbiamo fatto maggiore fatica;
se siamo riusciti a spiegare chiaramente le nostre esperienze;
se abbiamo portato esempi sufficientemente concreti;
se siamo riusciti a far comprendere la nostra motivazione;
quali domande ci hanno colto impreparati.

Questo permette di trasformare ogni selezione in una fonte di informazioni, anche quando l’azienda non ci restituisce un feedback dettagliato.

Le nostre riflessioni possono poi essere confrontate con qualcuno che conosca il mercato del lavoro: un collega con esperienza, un professionista HR o un consulente di carriera possono aiutarci a distinguere tra una difficoltà reale da migliorare e una semplice percezione personale.

Non si tratta di analizzare ossessivamente ogni parola detta durante il colloquio, ma di individuare alcuni elementi concreti sui quali intervenire prima dell’occasione successiva.

Non possiamo controllare tutto l’iter

Durante una selezione possiamo prepararci, presentarci nel modo migliore possibile, fare domande, confermare il nostro interesse e chiedere un aggiornamento quando è opportuno.

Non possiamo però controllare i tempi dell’azienda, le decisioni finali o la qualità del feedback che riceveremo.

Ed è forse questa la distinzione più importante da tenere a mente.

Gestire bene un iter di selezione significa fare tutto ciò che dipende da noi senza lasciare che ciò che dipende dagli altri immobilizzi la nostra ricerca.

 


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