Quali soft skill valorizzare in un iter di selezione?

Le soft skill e le loro macrocategorie.

Nel mondo del lavoro si parla sempre più spesso di soft skill. Se ormai è abbastanza chiaro che cosa siano, la vera sfida è capire quali competenze trasversali sviluppare e valorizzare in un mercato che continua a cambiare, anche per effetto dell’intelligenza artificiale e delle nuove aspettative professionali.

Partiamo allora dal significato di soft skill.

Con questa espressione ci riferiamo a quelle competenze trasversali, qualità e abilità che influenzano il modo in cui affrontiamo situazioni, problemi e relazioni, tanto nella vita quotidiana quanto nel lavoro.

Già nel 1993 l’Organizzazione Mondiale della Sanità, parlando di Life Skills, individuava competenze riconducibili a tre grandi aree: cognitiva, emotiva/personale e relazionale.

Le competenze cognitive: come ragiono?

Nell’area cognitiva possiamo collocare capacità come:

problem solving;
decision making;
pensiero critico;
creatività.

Sono competenze che entrano in gioco quando dobbiamo analizzare una situazione, interpretare informazioni, trovare alternative oppure scegliere come procedere.

In altre parole, rispondono alla domanda:

“Come ragiono davanti a ciò che devo affrontare?”

Nel lavoro possono emergere in moltissime situazioni: quando si presenta un problema imprevisto, quando dobbiamo valutare più possibilità oppure quando le procedure già conosciute non sono sufficienti e diventa necessario trovare una soluzione diversa.

Le competenze emotive e personali: come traduco ciò che penso in azione?

Una seconda area riguarda le competenze emotive o personali, alle quali possiamo ricondurre aspetti come autoconsapevolezza, autogestione e capacità di orientare il proprio comportamento.

Qui non si tratta soltanto di capire che cosa sarebbe opportuno fare, ma anche di riuscire a trasformare quella comprensione in azione.

Possiamo sapere, ad esempio, che sarebbe utile intervenire durante una riunione, prendere una decisione o affrontare una conversazione difficile, ma questo non significa automaticamente riuscire a farlo.

È per questo che possiamo sintetizzare quest’area attraverso una seconda domanda:

“Come traduco in azione quello che penso?”

Sono competenze che incidono quindi sul modo in cui gestiamo noi stessi mentre affrontiamo obiettivi, difficoltà e situazioni professionali.

Le competenze relazionali: come mi rapporto con gli altri?

La terza area comprende le competenze relazionali.

Ne fanno parte, ad esempio:

comunicazione;
capacità di costruire relazioni;
empatia.

Qui la domanda diventa:

“Come mi rapporto con gli altri?”

Nel lavoro raramente operiamo completamente da soli. Dobbiamo comunicare con colleghi, responsabili, collaboratori, clienti o interlocutori esterni e adattare il nostro comportamento a persone e situazioni differenti.

Possedere conoscenze tecniche importanti può quindi non essere sufficiente se facciamo fatica a spiegarle, confrontarci, ascoltare o costruire relazioni professionali efficaci.

E la leadership?

Un discorso specifico riguarda la leadership, che coinvolge diverse competenze contemporaneamente e ci porta a porci un’ulteriore domanda:

“Come agisco quando sono chiamato a guidare?”

Essere leader non significa soltanto prendere decisioni. Richiede di comunicare, costruire relazioni, gestire se stessi, comprendere le persone e affrontare problemi e situazioni complesse.

Per questo la leadership può attingere sia alla dimensione cognitiva sia a quella personale e relazionale.

Perché oggi le soft skill sono ancora più importanti?

Per molto tempo l’attenzione nello sviluppo professionale è stata concentrata soprattutto sulle hard skill, cioè sulle competenze tecniche necessarie per svolgere uno specifico lavoro.

Oggi è sempre più evidente che anche le soft skill possono e devono essere sviluppate.

Il mercato cambia rapidamente, le organizzazioni si trasformano e anche le competenze richieste evolvono.

In questo scenario, fenomeni come l’arrivo della Gen Z nel mondo del lavoro, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e una crescente competitività professionale rendono ancora più importante saper riconoscere e allenare quelle competenze trasversali che compaiono sempre più spesso nelle job description e nei valori dichiarati dalle aziende.

Non basta quindi possedere una determinata competenza tecnica.

Diventa importante anche capire come utilizziamo ciò che sappiamo all’interno delle situazioni reali di lavoro.

Quali competenze ci distinguono dalle macchine?

Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale rende ancora più interessante questa riflessione.

Molte attività tecniche, analitiche o ripetitive possono essere supportate sempre di più dalla tecnologia.

Questo rende particolarmente rilevanti quelle capacità nelle quali entra in gioco il contributo umano: interpretare situazioni complesse, esercitare pensiero critico, creare connessioni, comprendere altre persone, comunicare, collaborare e prendere decisioni considerando anche il contesto.

Non significa che le hard skill smettano di essere importanti.

Significa piuttosto che competenze tecniche e soft skill devono lavorare insieme: conoscere uno strumento o possedere una specializzazione continua a essere necessario, ma il modo in cui utilizziamo quelle conoscenze può fare la differenza.

Le soft skill possono essere allenate

Un ultimo punto è fondamentale.

Le competenze trasversali non devono essere considerate caratteristiche immutabili che possediamo oppure no.

Possiamo sviluppare una mentalità di crescita e lavorare sulle nostre capacità e abilità.

Questo non significa che cambiare il proprio modo di agire sia semplice.

A volte siamo frenati da pensieri e convinzioni che ci portano a credere di non essere abbastanza capaci, di non poter migliorare o che alcuni comportamenti facciano semplicemente parte del nostro carattere.

Ma una competenza può essere osservata, sperimentata e allenata.

Ed è proprio questo il punto quando parliamo di soft skill nel lavoro: non limitarci a dichiarare di possederle, ma imparare a riconoscerle nei nostri comportamenti, svilupparle e riuscire a dimostrarle nelle situazioni concrete.

Anche durante un iter di selezione, quindi, non basta inserire nel curriculum parole come problem solving, comunicazione o leadership.

La vera differenza sta nel riuscire a mostrare come quelle competenze si sono tradotte, nella nostra esperienza, in comportamenti e azioni concrete.


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