Come comportarsi in un colloquio di gruppo

Colloqui di gruppo: cosa sono e cosa bisogna sapere per affrontarli.

Un colloquio di gruppo non serve soltanto a capire che cosa sai fare, ma soprattutto a osservare come ti comporti mentre interagisci con altre persone. Per questo non basta trovare la soluzione migliore a un problema: contano il modo in cui partecipi, ascolti, sostieni le tue idee e contribuisci al lavoro del gruppo.

I colloqui di gruppo possono assumere forme differenti. Questa però vuole essere una guida per chi si prepara ad affrontarne uno, non un manuale per HR: più che approfondire tutte le possibili tipologie, è quindi utile capire che cosa può accadere durante la prova e quali comportamenti possono essere osservati dai selezionatori.

La particolarità di queste selezioni è evidente: non siamo soli davanti al recruiter, ma dobbiamo muoverci all’interno di una dinamica che coinvolge anche altri candidati.

Ed è proprio qui che può nascere la difficoltà.

Da una parte vogliamo farci notare e mostrare ciò che sappiamo fare. Dall’altra, se cerchiamo di emergere a tutti i costi, rischiamo di sovrapporci agli altri, interrompere, imporre continuamente il nostro punto di vista o dimenticare che anche la capacità di collaborare fa parte della valutazione.

Conoscere in anticipo alcune dinamiche tipiche può quindi aiutarci ad affrontarle con maggiore preparazione.

Che cosa può succedere durante un colloquio di gruppo?

In molti casi viene proposto un problema o una situazione da analizzare.

Può accadere, ad esempio, che inizialmente venga chiesto a ciascun candidato di elaborare individualmente una soluzione e che, in un secondo momento, il gruppo debba confrontarsi per arrivare a una decisione comune.

Ed è proprio durante questo confronto che iniziano a emergere spontaneamente comportamenti e ruoli differenti.

Qualcuno prende rapidamente la parola e prova a guidare la discussione. Qualcun altro osserva prima di intervenire. C’è chi cerca di mediare tra posizioni diverse, chi porta nuove idee, chi organizza il lavoro e chi tende invece a rimanere ai margini.

In altre situazioni possiamo trovarci davanti a un vero e proprio role play: ai partecipanti vengono assegnati ruoli specifici e viene chiesto di interpretare una situazione, mostrando come affronterebbero concretamente un determinato compito o problema.

In entrambi i casi il recruiter non guarda soltanto alla risposta finale.

Osserva anche come ci siamo arrivati.

Farsi notare non significa dominare il gruppo

In una dinamica di gruppo è importante non scomparire.

Se non interveniamo mai, non esprimiamo idee e non prendiamo parte al confronto, il selezionatore avrà pochi elementi per valutare il nostro contributo.

Questo però non significa che sia necessario assumere a tutti i costi un ruolo dominante.

Prendere continuamente la parola, imporre la propria soluzione o cercare di diventare il leader del gruppo può attirare l’attenzione, ma non necessariamente produrre una valutazione positiva.

Molto più interessante è riuscire a mostrare autorevolezza senza prevaricare.

Possiamo, ad esempio, proporre un metodo per procedere:

“Abbiamo dieci minuti: potremmo prima raccogliere le diverse proposte e poi confrontarle.”

Oppure aiutare il gruppo quando la discussione si blocca:

“Mi sembra che siano emerse due possibilità. Proviamo a capire quali vantaggi e criticità presenta ciascuna?”

Sono comportamenti che permettono di emergere senza trasformare il confronto in una gara per occupare più spazio degli altri.

L’ascolto è una competenza che si vede

Tra le capacità che possono fare la differenza in un colloquio di gruppo c’è sicuramente la disponibilità all’ascolto e al confronto.

Ascoltare, però, non significa semplicemente rimanere in silenzio mentre gli altri parlano.

Significa dimostrare di aver seguito ciò che è stato detto e saperlo utilizzare nella conversazione.

Per esempio:

“Riprenderei il punto che ha sollevato prima Marco, perché secondo me può essere collegato a…”

oppure:

“Sono d’accordo su questa parte, mentre vedo una criticità su…”

In questo modo non stiamo soltanto aspettando il nostro turno per parlare: stiamo contribuendo a costruire il ragionamento del gruppo.

Ed è una capacità importante qualunque sia il ruolo che finiremo per assumere durante la prova.

Il confronto non richiede di essere sempre d’accordo

Collaborare non significa evitare qualsiasi divergenza.

Durante una dinamica di gruppo è del tutto normale che emergano opinioni diverse. Anzi, proprio il modo in cui gestiamo il disaccordo può offrire al recruiter informazioni interessanti sul nostro comportamento.

Possiamo difendere la nostra idea senza trasformarla in uno scontro.

Se non condividiamo una proposta, è più utile spiegare perché e offrire un’alternativa piuttosto che limitarci a respingerla.

“Non sono del tutto convinto di questa soluzione perché rischiamo di non rispettare il vincolo indicato nel caso. Potremmo provare invece a…”

In questo modo mostriamo contemporaneamente capacità di analisi, assertività e disponibilità al confronto.

Non concentratevi soltanto sulla soluzione

Durante una prova può essere facile farsi assorbire completamente dal problema da risolvere e dimenticare che il processo stesso fa parte della valutazione.

A volte un gruppo può arrivare persino a una buona soluzione attraverso una dinamica poco efficace: qualcuno monopolizza la discussione, altri vengono esclusi, le idee non vengono ascoltate oppure il tempo viene gestito male.

Per questo è utile mantenere attenzione anche su ciò che sta accadendo nel gruppo.

Possiamo chiederci:

Chi non è ancora intervenuto?
Stiamo rispettando i tempi?
Abbiamo davvero confrontato le alternative?
Stiamo andando verso una decisione oppure continuiamo a discutere senza concludere?

Anche aiutare il gruppo a gestire questi aspetti può diventare un modo per offrire un contributo riconoscibile.

Ricordate che siete ancora in una selezione

All’inizio di una prova di gruppo siamo generalmente molto attenti a ciò che diciamo e facciamo.

Con il passare del tempo, però, può accadere di dimenticare di essere osservati e iniziare a comportarci con maggiore spontaneità.

Non è necessariamente un problema: il selezionatore vuole vedere anche il nostro modo naturale di interagire.

Il rischio nasce quando la tensione della situazione fa emergere comportamenti che non ci aiutano: interrompere continuamente, irrigidirsi quando qualcuno contraddice la nostra idea, isolarsi, parlare troppo oppure smettere completamente di partecipare.

Avere presenti alcune linee guida non serve quindi a “recitare” durante tutto il colloquio.

Serve piuttosto a ricordarci quali comportamenti vogliamo mettere in campo anche quando la dinamica diventa più intensa.

Non cercate il personaggio giusto da interpretare

Nei colloqui di gruppo può nascere la tentazione di chiedersi:

“Quale ruolo devo assumere per essere scelto?”

La risposta non è necessariamente “il leader”.

Dipende dalla posizione, dalle competenze osservate e soprattutto da ciò che accade concretamente durante la prova.

In alcuni momenti può essere utile prendere l’iniziativa. In altri fare una domanda, sintetizzare quanto emerso, valorizzare l’idea di un altro candidato oppure aiutare il gruppo a trovare un compromesso.

L’obiettivo non è quindi interpretare un personaggio prestabilito, ma riuscire a rendere visibile il proprio contributo senza perdere la capacità di lavorare con gli altri.

Perché in un colloquio di gruppo non viene osservato soltanto quanto siamo capaci di emergere.

Viene osservato anche che cosa succede al gruppo quando decidiamo di farlo.