Tutto quello che un candidato vorrebbe sapere per scrivere un cv performante

A volte vorremmo avere la possibilità di presentarci direttamente a un recruiter per spiegare meglio ciò che possiamo offrire, al di là delle esperienze indicate sul curriculum, che magari raccontano il nostro percorso soltanto in maniera frammentaria.

Altre volte vorremmo avvicinarci a un settore diverso da quello in cui abbiamo sempre lavorato, ma la forte caratterizzazione del nostro profilo professionale sembra ridurre le possibilità. Eppure interessi, competenze trasferibili e motivazioni, se correttamente comunicati, potrebbero aprire strade differenti.

Se il curriculum potesse essere sostituito da una descrizione professionale più ampia, argomentata e contestualizzata, probabilmente molti candidati avrebbero maggiori possibilità di raccontarsi.

Nella realtà, però, il CV continua a essere uno dei principali strumenti con cui ci presentiamo inizialmente a un’azienda o a un recruiter.

Per questo, anziché considerarlo soltanto un limite, dobbiamo imparare a utilizzarlo come uno strumento di comunicazione.

Quello che conta è fare in modo che diventi un nostro alleato, permettendoci di far arrivare rapidamente al selezionatore le informazioni più importanti sul nostro profilo.

La prima lettura di un curriculum è spesso veloce. Se la persona che lo riceve deve impiegare troppo tempo per capire chi siamo, che cosa abbiamo fatto e perché il nostro profilo potrebbe essere interessante per quella posizione, rischiamo di perdere un’occasione ancora prima di poterci raccontare.

Un CV non dovrebbe essere identico per ogni candidatura

Uno degli errori più frequenti è trattare il curriculum come un documento definitivo: lo scriviamo una volta e lo utilizziamo nello stesso modo indipendentemente dalla posizione per cui ci candidiamo.

In questo modo rischia davvero di diventare uno strumento limitante.

Il nostro percorso professionale contiene infatti molte più informazioni di quelle che possiamo valorizzare contemporaneamente. A seconda del ruolo o del settore a cui ci rivolgiamo, alcuni aspetti saranno particolarmente rilevanti, mentre altri potranno essere sintetizzati.

Questo non significa modificare o nascondere ciò che abbiamo fatto.

Significa scegliere che cosa mettere maggiormente in evidenza in funzione dell’obiettivo professionale.

Un’esperienza può essere raccontata mettendo in primo piano determinate attività, responsabilità o risultati se sono proprio quelli che creano un collegamento con la posizione per cui ci stiamo candidando.

Il curriculum diventa così un canale di comunicazione attraverso cui selezioniamo e organizziamo le informazioni che riteniamo più utili per far comprendere il nostro profilo.

Il sommario professionale può aiutare a dare una direzione al CV

Una delle difficoltà più frequenti emerge quando il percorso non appare immediatamente lineare.

Possiamo avere esperienze brevi o frequenti cambi lavorativi. Possiamo volerci candidare per un ruolo che non abbiamo mai ricoperto con quello specifico job title, pur avendo già svolto molte delle attività richieste. Oppure possiamo desiderare di entrare in un settore diverso da quello di provenienza.

In tutti questi casi può essere particolarmente utile inserire un sommario professionale nella parte iniziale del curriculum.

Si tratta di una breve presentazione che permette di offrire subito una chiave di lettura del nostro profilo.

Non deve essere una descrizione generica piena di aggettivi, ma dovrebbe aiutare il recruiter a capire rapidamente chi siamo professionalmente, quali sono gli elementi più rilevanti del nostro percorso e verso quale tipo di opportunità ci stiamo muovendo.

È uno spazio prezioso proprio perché consente di creare collegamenti che, guardando soltanto l’elenco cronologico delle esperienze, potrebbero non essere immediatamente evidenti.

Esperienze e formazione vanno raccontate in funzione dell’obiettivo

Dopo il sommario introduttivo, sono soprattutto le sezioni dedicate alle esperienze professionali e alla formazione a richiedere attenzione.

Anche qui non basta elencare aziende, ruoli e date.

È importante chiedersi quali attività raccontare, quanto approfondirle e quali elementi rendono maggiormente comprensibile il collegamento tra ciò che abbiamo fatto e ciò che vorremmo fare.

Se ci candidiamo per posizioni differenti, quindi, può essere necessario modificare il peso dato alle varie esperienze.

Una stessa storia professionale può avere diverse chiavi di lettura.

L’obiettivo non è costruire ogni volta un curriculum completamente nuovo, ma adattare il racconto del nostro percorso alla posizione e al contesto a cui ci stiamo rivolgendo.

E le competenze?

Un altro elemento importante riguarda le skill.

Le competenze tecniche aiutano naturalmente a comprendere che cosa sappiamo fare, quali strumenti conosciamo e quali conoscenze abbiamo acquisito.

Ma anche le soft skill possono trovare spazio nel curriculum, soprattutto quando sono rilevanti rispetto al ruolo che vogliamo ricoprire.

Possiamo dedicare loro una sezione specifica, eventualmente sintetica e ben leggibile, soprattutto se non sono già emerse nel sommario professionale o nella descrizione delle esperienze.

Anche in questo caso, però, è preferibile evitare lunghi elenchi di qualità generiche.

“Problem solving”, “leadership”, “capacità comunicative” o “lavoro in team” acquistano maggiore significato quando trovano riscontro nelle esperienze che abbiamo realmente vissuto.

Le competenze che scegliamo di evidenziare dovrebbero quindi essere coerenti con il nostro percorso e, soprattutto, con ciò che viene richiesto dalla posizione.

Il CV non deve raccontare tutto: deve aiutare a capire chi siamo.

Un curriculum efficace richiede tempo e attenzione perché non consiste semplicemente nel riempire un modello.

Richiede di scegliere quali informazioni inserire, quali approfondire, quali sintetizzare e come creare un filo comprensibile tra le diverse esperienze.

Soprattutto quando il percorso presenta cambi frequenti, passaggi tra settori diversi o una direzione professionale che non emerge immediatamente, può essere utile anche confrontarsi con un consulente di carriera per capire quale impronta dare al documento.

Ma il punto centrale rimane lo stesso: il CV non può raccontare ogni sfumatura di ciò che siamo professionalmente e non deve nemmeno provarci.

Deve riuscire a far comprendere, in poco spazio, gli elementi del nostro percorso che possono essere più rilevanti per chi ci sta leggendo e creare le condizioni perché quella prima presentazione possa trasformarsi in un confronto più approfondito.

È uno strumento inevitabilmente parziale. Proprio per questo dobbiamo imparare a scegliere bene che cosa fargli raccontare di noi.


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