Come posso reiventarmi?

Perchè sempre più candidati hanno l’esigenza di reiventarsi? I segnali del nostro contesto storico.

Reinventarsi professionalmente non significa necessariamente ricominciare da zero. Sempre più persone arrivano a un momento in cui il percorso seguito fino a quel momento non risponde più alle proprie esigenze, oppure scoprono che competenze ed esperienze possono essere utilizzate in direzioni diverse. A cambiare non sono soltanto le persone: sono cambiate anche le aspettative verso il lavoro e il modo in cui costruiamo una carriera.

Negli ultimi anni il mercato del lavoro è stato attraversato da trasformazioni che hanno contribuito a mettere in discussione alcuni modelli professionali considerati a lungo quasi scontati.

La pandemia, ad esempio, ha accelerato la diffusione dello smart working e fatto sperimentare a molte persone modalità differenti di organizzare il lavoro: meno tempo dedicato agli spostamenti, maggiore flessibilità e una diversa gestione del rapporto tra vita professionale e privata.

Per molti lavoratori questo ha significato iniziare a chiedersi non soltanto “che lavoro faccio?”, ma anche “come voglio lavorare?”

Retribuzione, contenuto del ruolo e possibilità di crescita continuano naturalmente a essere importanti, ma accanto a questi elementi hanno assunto maggiore peso anche flessibilità, equilibrio vita-lavoro, autonomia e coerenza tra ciò che una persona cerca e ciò che l’organizzazione può offrirle.

Anche le aspettative verso il lavoro stanno cambiando.

Le generazioni più giovani hanno contribuito a rendere ancora più evidente questa trasformazione.

In particolare, parlando di Gen Z, si osserva spesso una minore disponibilità ad accettare alcuni compromessi che in passato venivano considerati parte inevitabile dell’ingresso o della permanenza nel mondo del lavoro.

La possibilità di apprendere, avere tempo per la propria vita, ricevere un riconoscimento economico adeguato e trovare un contesto coerente con le proprie aspettative possono diventare criteri importanti nella scelta di un’azienda.

Questo ha contribuito anche a rendere più visibili fenomeni come Great Resignation e job hopping, oltre a una maggiore attenzione verso percorsi freelance o carriere costruite attraverso esperienze differenti.

Non significa naturalmente che tutti desiderino cambiare continuamente o lavorare in autonomia.

Significa però che la carriera lineare all’interno dello stesso ruolo o della stessa organizzazione non rappresenta più l’unico modello possibile.

Reinventarsi può nascere da motivazioni molto diverse

In questo scenario, sempre più persone possono sentire l’esigenza di reinventarsi.

A volte nasce dal desiderio di trovare un contesto più vicino ai propri valori e alle proprie priorità.

Altre volte ci si rende conto che il lavoro svolto fino a quel momento non offre più le prospettive desiderate.

In altri casi ancora è il mercato stesso a rendere necessario ampliare le proprie competenze o esplorare settori differenti.

Reinventarsi può quindi significare cambiare ruolo, settore o modalità di lavoro.

Ma può significare anche costruire una professionalità più trasversale, mettendo insieme competenze che arrivano da esperienze diverse e che non seguono necessariamente una linea perfettamente coerente con il titolo di studio o con il primo lavoro svolto.

Le carriere possono diventare meno lineari

Per molto tempo siamo stati abituati a pensare alla carriera come a un percorso piuttosto prevedibile:

studio → ingresso in un settore → specializzazione → crescita nello stesso ambito.

Oggi questo schema può continuare a funzionare, ma non è l’unico.

Una persona può iniziare in un settore, sviluppare competenze trasferibili e successivamente utilizzarle in un contesto diverso.

Può affiancare nuove conoscenze a quelle già possedute oppure costruire progressivamente un profilo capace di muoversi tra funzioni e mercati differenti.

È ciò che viene talvolta descritto attraverso l’idea di carriera liquida: un percorso meno vincolato a una sola identità professionale e maggiormente capace di adattarsi alle opportunità e ai cambiamenti del mercato.

Questo non significa saltare da una strada all’altra senza una direzione.

Al contrario, richiede ancora più capacità di comprendere quali competenze possediamo, quali possiamo trasferire e quali dobbiamo acquisire per rendere credibile il passaggio verso qualcosa di nuovo.

Reinventarsi non vuol dire buttare via ciò che abbiamo fatto

È uno degli aspetti che spesso preoccupa di più chi sta pensando a un cambiamento.

“Se cambio settore, tutto quello che ho fatto finora non servirà più?”

Non necessariamente.

Una parte delle competenze è legata allo specifico mestiere, ma molte altre possono essere trasferite.

Gestire clienti, organizzare attività, coordinare persone, analizzare problemi, negoziare, comunicare, lavorare per obiettivi o utilizzare determinati strumenti sono competenze che possono trovare applicazione in contesti diversi.

Il lavoro da fare consiste quindi nel distinguere:

che cosa appartiene esclusivamente al ruolo che abbiamo svolto e che cosa, invece, può accompagnarci anche altrove.

È proprio da questa analisi che può iniziare un percorso realistico di reinvenzione.

A volte il mercato apre possibilità che non avevamo considerato

Esistono poi settori nei quali le aziende faticano a trovare determinate professionalità e possono essere maggiormente disponibili a prendere in considerazione profili junior o provenienti da esperienze differenti, investendo sulla loro formazione.

Questo può creare opportunità anche per chi sta cercando di spostarsi verso un ambito nuovo.

Naturalmente non basta che un settore abbia bisogno di persone perché diventi automaticamente la scelta giusta.

Occorre capire se quel lavoro è compatibile con le nostre caratteristiche, se siamo realmente disponibili ad acquisire nuove competenze e se le prospettive offerte corrispondono a ciò che stiamo cercando.

Reinventarsi non significa inseguire ogni settore che sembra offrire più opportunità.

Significa individuare dove può esistere un incontro credibile tra ciò che sappiamo già fare, ciò che siamo disposti a imparare e ciò che il mercato richiede.

Da dove cominciare?

Quando sentiamo che la strada seguita fino a quel momento non ci rappresenta più, la tentazione può essere quella di cercare immediatamente un’alternativa.

Ma prima ancora di chiedersi:

“Quale nuovo lavoro potrei fare?”

può essere utile fermarsi su alcune domande:

che cosa della mia situazione attuale voglio davvero lasciare?
che cosa, invece, vorrei portare con me?
quali competenze ho costruito nel tempo?
quali potrebbero essere utilizzate anche in altri ruoli?
che cosa sono disposto a imparare?
quali condizioni professionali oggi considero importanti?
quali alternative sono concretamente presenti nel mercato?

Solo a quel punto il reinventarsi smette di essere un generico desiderio di fuga e comincia a diventare un progetto professionale.

Perché cambiare direzione non significa necessariamente cancellare ciò che abbiamo costruito.

Può significare utilizzare ciò che abbiamo già imparato per costruire una professionalità diversa, più adatta a ciò che siamo diventati e alle possibilità che oggi possiamo esplorare.


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