Percorsi di crescita e tipologie di aziende: come orientarsi?

Le domande che devi farti prima di scegliere tipo di azienda e percorso di crescita.

Quando ci si affaccia per la prima volta al mondo del lavoro, ma anche quando si sta pensando a una svolta professionale, non è sempre facile capire quale direzione prendere. Una delle scelte può riguardare proprio il tipo di realtà in cui lavorare: una grande azienda strutturata oppure una piccola o media impresa? Non esiste una risposta giusta in assoluto: dipende da ciò che cerchiamo e dal tipo di percorso che vogliamo costruire.

Entrambi i contesti possono offrire opportunità interessanti, ma spesso permettono di vivere esperienze professionali differenti.

Per questo la domanda non dovrebbe essere semplicemente:

“Dove conviene lavorare?”

ma piuttosto:

“Quale contesto è più coerente con ciò che voglio imparare, con il modo in cui desidero lavorare e con il tipo di crescita che sto cercando?”

Le nostre inclinazioni, le aspirazioni professionali e ciò che consideriamo importante nel lavoro dovrebbero quindi entrare nella valutazione tanto quanto il nome dell’azienda o il prestigio percepito della posizione.

Prima di scegliere è utile capire quali scenari possono offrirci contesti organizzativi differenti.

Grande azienda o multinazionale: specializzarsi in una struttura complessa

Lavorare in una grande organizzazione può offrire la possibilità di inserirsi all’interno di processi strutturati, ruoli ben definiti e funzioni specialistiche.

Uno dei principali vantaggi è proprio la possibilità di raggiungere un elevato livello di specializzazione nella propria area di competenza.

Possiamo lavorare all’interno di team dedicati, confrontarci con procedure consolidate, strumenti specifici e professionalità diverse, costruendo nel tempo una competenza molto verticale.

Inoltre, la presenza di più livelli organizzativi può rendere possibili percorsi di crescita verso ruoli di maggiore responsabilità.

La struttura, tuttavia, può avere anche un’altra conseguenza.

Quando le funzioni sono molto specializzate, rischiamo di conoscere molto bene una parte del processo senza avere altrettanta visibilità su ciò che accade nelle aree vicine.

In alcuni ruoli questo può tradursi in una visione più circoscritta del funzionamento complessivo dell’organizzazione.

Per qualcuno è esattamente ciò che cerca: diventare molto competente in un ambito specifico.

Per qualcun altro può invece nascere il desiderio di conoscere più parti del processo e assumere attività differenti.

PMI: ruoli più ampi e maggiore trasversalità

Le piccole e medie imprese rappresentano una parte molto importante del tessuto produttivo italiano e possono offrire un’esperienza professionale diversa.

In una struttura più piccola i confini tra ruoli e funzioni possono essere meno rigidi.

Questo può significare occuparsi di attività differenti, collaborare più direttamente con diverse aree aziendali e acquisire nel tempo un bagaglio di competenze più trasversale.

La vicinanza tra le persone e tra i diversi livelli dell’organizzazione può inoltre favorire una percezione più immediata del proprio contributo e, in alcuni contesti, un maggiore senso di appartenenza.

Anche qui, però, non esiste una regola universale.

Una struttura più piccola può offrire molta autonomia e varietà, ma avere meno livelli gerarchici e quindi minori possibilità di crescita verticale all’interno della stessa organizzazione.

La crescita può allora avvenire anche in modo orizzontale, ampliando responsabilità, attività e competenze senza necessariamente cambiare posizione gerarchica.

Crescita verticale e crescita orizzontale non significano la stessa cosa

Quando parliamo di crescita professionale tendiamo spesso a immaginare un percorso verticale:

specialista → responsabile → manager → ruoli di maggiore responsabilità.

È certamente una forma di crescita e può portare con sé maggiore riconoscimento, aumento della retribuzione, responsabilità più ampie e possibilità di incidere sulle decisioni.

Ma comporta spesso anche la gestione di persone, obiettivi, risultati e livelli di complessità crescenti.

Non tutti desiderano necessariamente questo tipo di percorso.

La crescita orizzontale segue una logica differente.

Può significare ampliare le proprie competenze, conoscere aree diverse, diventare un professionista sempre più completo oppure spostarsi verso attività differenti mantenendo un livello gerarchico simile.

Non è quindi una crescita “minore”.

Risponde semplicemente a obiettivi diversi.

Attenzione a non scegliere pensando soltanto al prossimo lavoro

Quando valutiamo un’opportunità è utile guardare anche un po’ più avanti.

Passare da una realtà molto strutturata a una più piccola, o viceversa, può cambiare il tipo di esperienza che accumuliamo e il modo in cui il nostro profilo verrà letto successivamente.

Questo non significa che un passaggio sia necessariamente penalizzante.

Significa che è utile chiedersi che cosa vogliamo ottenere da quell’esperienza e come si inserisce nel percorso che stiamo costruendo.

Se scegliamo una PMI perché desideriamo ampliare il nostro ruolo e acquisire maggiore trasversalità, quella scelta può avere una logica precisa.

Se scegliamo una multinazionale perché vogliamo specializzarci, lavorare in un contesto internazionale o costruire un percorso manageriale, anche quella decisione segue una direzione comprensibile.

La questione non è quindi evitare determinati passaggi, ma sapere perché li stiamo facendo.

Che cosa conta davvero per te?

Prima di decidere, può essere utile fermarsi su alcune domande:

  • preferisco approfondire molto una competenza oppure lavorare su attività diverse?
  • desidero assumere nel tempo responsabilità manageriali?
  • quanto conta per me avere autonomia?
  • preferisco processi molto strutturati oppure maggiore flessibilità?
  • quanto sono importanti crescita economica e avanzamento gerarchico?
  • quanto peso attribuisco all’equilibrio tra lavoro e vita personale?
  • quali competenze voglio poter spendere nel mercato tra qualche anno?

Le risposte possono essere differenti anche in momenti diversi della nostra vita.

Ciò che cercavamo all’inizio della carriera potrebbe non essere ciò che desideriamo dieci anni dopo.

Anche le nuove generazioni stanno contribuendo a rendere più visibile questa pluralità di aspettative: accanto alla crescita economica e professionale trovano spazio elementi come equilibrio vita-lavoro, possibilità di apprendimento, stabilità, autonomia e coerenza con le proprie priorità.

Per questo non esiste un modello di carriera valido per tutti.

Una multinazionale non è automaticamente migliore di una PMI. Una carriera verticale non è necessariamente più riuscita di una crescita orizzontale.

La domanda utile è un’altra:

“Quale esperienza mi permette di costruire il tipo di professionalità e di vita lavorativa che sto cercando?”

Perché scegliere un’azienda significa anche scegliere, almeno per un tratto del proprio percorso, che cosa vogliamo imparare, quale ruolo vogliamo avere e in quale direzione desideriamo crescere.


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