Segnali del cambiamento: quando seguirli

Se tutti lo fanno non vuol dire che sia giusto: imparare a prendere le distanze dai feedback che rischiano di frenarci.

Quando pensiamo a un cambiamento professionale, i giudizi delle persone che ci circondano possono diventare un sostegno oppure un freno. Soprattutto quando abbiamo già dubbi e timori, il parere di chi consideriamo un punto di riferimento può influenzare molto il modo in cui guardiamo alle possibilità che abbiamo davanti.

Il tema del cambiamento lavorativo mi sta particolarmente a cuore. Il lavoro occupa una parte importante della nostra vita e sentirci realizzati professionalmente può incidere profondamente sul modo in cui viviamo ciò che facciamo ogni giorno.

Quando iniziamo a desiderare qualcosa di diverso, però, non decidiamo mai completamente da soli. Se una persona che consideriamo importante ritiene insensato cambiare percorso o lasciare una situazione senza avere già un progetto definito nei minimi dettagli, è facile che anche noi iniziamo a guardare quella scelta con gli stessi occhi.

Questo non significa che chi ci restituisce un feedback di questo tipo abbia cattive intenzioni. Molto spesso cerca semplicemente di proteggerci da un possibile insuccesso e di metterci al riparo da rischi che lui stesso teme.

Il problema nasce quando, nel tentativo di proteggerci, l’altro finisce per mostrarci soltanto tutto ciò che potrebbe andare storto. I rischi diventano più visibili delle possibilità e le sue paure e insicurezze possono progressivamente trasformarsi anche in un nostro freno.

Non tutti, del resto, hanno lo stesso rapporto con il rischio. Chi ha sempre scelto strade più sicure può fare fatica a comprendere perché un’altra persona senta il bisogno di lasciare qualcosa di conosciuto per provare a costruire qualcosa di diverso.

Per questo, nei momenti in cui stiamo valutando una svolta professionale, diventa importante scegliere con attenzione a quali voci dare peso.

Circondarsi di persone capaci di supportarci non significa cercare qualcuno che approvi qualsiasi nostra decisione. Significa confrontarsi con chi sa aiutarci a vedere anche rischi e difficoltà senza trasformarli automaticamente in motivi per non muoversi.

Allo stesso modo, può essere utile prendere le distanze dai giudizi di chi, per gelosia, paura o difficoltà vissute nel proprio percorso, non riesce a riconoscere le possibilità che stiamo cercando di costruire.

E vale la pena domandarsi anche quanto siano fondati i consigli che riceviamo. Un’opinione può essere espressa con convinzione senza per questo derivare da esperienza diretta o da una conoscenza reale della situazione che stiamo affrontando.

Non tutti i feedback hanno lo stesso valore.

Come insegna Schopenhauer, incredulità, derisione e critica possono accompagnare il percorso di chi prova a fare qualcosa di diverso. Proprio rispetto a questi feedback può diventare utile costruire una sorta di “callo” protettivo: non per ignorare qualsiasi opinione contraria, ma per evitare che ogni giudizio esterno diventi automaticamente una ragione per fermarsi.

Altrimenti rischiamo di restare ostinatamente legati a situazioni frustranti, convincendoci che sopportare e resistere siano sempre dimostrazioni di forza e di coraggio.

Ma che cos’è davvero il coraggio?

Può certamente significare resistere quando ciò che stiamo costruendo merita lo sforzo. Più difficile è chiamare coraggio il restare ancorati a una situazione diventata insostenibile, che progressivamente abbassa la nostra autostima, soltanto perché rappresenta ciò che conosciamo e quindi la nostra comfort zone.

A volte il coraggio non consiste nel resistere ancora.

Consiste nel riconoscere che qualcosa non funziona più e concedersi la possibilità di esplorare una strada diversa.


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