Segnali del cambiamento: quando seguirli

Se tutti lo fanno non vuol dire che sia giusto: regola da seguire per prendere le distanze da feedback non costruttivi.

Il tema del cambiamento lavorativo è un argomento delicato e personalmente mi sta molto a cuore.
Sì perché l’aspetto professionale e l’autorealizzazione che ne consegue
sono parte integrante della nostra esistenza e fondamentali per sentirci
appagati.
Non nego che l’influenza della cerchia di persone che ci circondano
giochi un ruolo importante: se chi consideriamo un punto di
riferimento ritiene insensato desiderare un cambiamento o lasciare un
percorso, a meno che non si abbia già un progetto definito nei minimi
dettagli, anche noi saremo portati a pensarla allo stesso modo, a meno
che non ci sforziamo di mutare il nostro approccio mentale.
Chiaramente, chi ci fornisce questo tipo di feedback non ha cattive
intenzioni, mira piuttosto a proteggerci, cercando di metterci al riparo
da un eventuale insuccesso che egli stesso teme. Ma, elencando solo i
rischi e paventandoci possibili fallimenti, riversa su di noi le proprie
paure e insicurezze, finendo per frenarci. Purtroppo, non comprende la
bellezza del rischio, perché non l’ha mai affrontato, non avendo avuto il
coraggio di varcare quella soglia.
In questa fase, dunque, risulta fondamentale circondarsi di persone
simili a noi, che ci supportino e credano nei vostri obiettivi.
Allo stesso modo, prendiamo le distanze da chi, spinto dalla gelosia o
bloccato nel suo percorso da perplessità e timori, non ci incoraggia né
riconosce le nostre potenzialità.
In sintesi, rifiutiamo i consigli di chi non ha esperienza diretta e
mettiamo da parte le osservazioni di tutti quelli che non sono qualificati
per farcele.
Come insegna Schopenhauer, i consigli possono manifestarsi in vari
modi: incredulità, derisione, critica. È proprio da questi feedback che
dobbiamo trarre forza, creando così una sorta di “callo” protettivo che
ci aiuti ad andare avanti.
Diversamente, resteremmo ostinatamente legati a situazioni frustranti,
convincendoci che sopportare e resistere siano in fondo qualità rare,
che richiedono coraggio.
Ma, cos’è il vero coraggio? Ne esistono varie forme, ma certamente
non possiamo definire tale quello che ci tiene ancorati a una situazione
insostenibile e che abbassa la nostra autostima, ma dalla quale non
riusciamo a svincolarvi solo perché rappresenta la nostra comfort zone.


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