Il potere dell’azione

Non aspettare il momento perfetto: l’opportunità nasce dall’azione.

Prima di un cambiamento è normale attraversare una fase in cui osserviamo, valutiamo e mettiamo alla prova la situazione. Un po’ di razionalità e cautela sono necessarie: cambiare di impulso, senza considerare ciò che potremmo perdere o i benefici a cui potremmo rinunciare, rischierebbe di trasformare una scelta in una decisione avventata.

Il problema nasce quando questa fase di valutazione non finisce mai.

Se è vero che le scelte prese di getto non sempre si rivelano giuste, è altrettanto vero che coraggio e fiducia nelle proprie possibilità sono necessari per non rimanere immobili e non lasciarsi sfuggire opportunità che potremmo incontrare soltanto muovendoci.

Soppesare, quindi, sì. Ma senza permettere alla paura di trasformare la prudenza in immobilità.

Molto spesso, infatti, alcuni risultati non arrivano proprio perché manca l’azione. A volte non agiamo per paura di sbagliare, altre perché continuiamo ad aspettare che arrivi il momento giusto, altre ancora perché rimandare è semplicemente più comodo che affrontare ciò che potrebbe cambiare.

Per questo anche la fase di sperimentazione dovrebbe avere un limite temporale. Non può coincidere con il classico “cambierò quando sarà il momento giusto”, perché quel momento potrebbe non presentarsi mai nella forma perfetta che immaginiamo.

L’occasione, molto spesso, non arriva a bussare alla porta mentre aspettiamo.

Dobbiamo anche essere disposti ad andarle incontro.

Mi piace, a questo proposito, una metafora molto semplice: non aspettare che la nave entri in porto, nuotale incontro.

In altre parole: stop alla procrastinazione infinita.

Non significa agire senza pensare, ma evitare che la ricerca della sicurezza assoluta diventi il motivo per cui non facciamo mai il primo passo.

Anche ciò che Seneca associava alla fortuna ci porta nella stessa direzione: l’occasione favorevole non dipende soltanto da ciò che accade all’esterno, ma dall’incontro tra opportunità e preparazione.

Perché un’opportunità possa diventare davvero qualcosa di concreto, deve trovarci pronti.

Possiamo incontrare la persona giusta, vedere aprirsi una posizione interessante, scoprire un nuovo settore o trovarci davanti a una possibilità inattesa. Ma se non abbiamo lavorato sulle nostre competenze, non abbiamo iniziato a esplorare alternative o non siamo disposti a muoverci, potremmo non riuscire nemmeno a riconoscere quella possibilità per ciò che è.

Prepararsi significa quindi aumentare la probabilità di riuscire a cogliere ciò che si presenta.

E c’è un altro aspetto importante: non tutte le opportunità arrivano in una forma immediatamente riconoscibile.

Alcune sono evidenti. Altre possono nascondersi dietro una difficoltà, una situazione scomoda o una sfida che, almeno inizialmente, avremmo preferito evitare.

Quando ci concentriamo soltanto sugli aspetti negativi di ciò che sta accadendo, rischiamo di vedere esclusivamente ciò che stiamo perdendo e non ciò che quella situazione potrebbe costringerci a cercare, imparare o costruire.

Perfino un evento particolarmente doloroso può diventare uno spartiacque.

A volte il livello di saturazione viene superato perché un ultimo episodio negativo si aggiunge a molti altri accumulati nel tempo. In altri casi accade qualcosa di talmente distante dai nostri valori da renderci evidente che non possiamo più continuare come prima.

In quel momento possiamo percepire soprattutto la fatica, la rabbia o la delusione. Soltanto più avanti potremmo accorgerci che proprio quella rottura ci ha spinto a prendere una decisione che continuavamo a rimandare.

Non significa considerare positiva una situazione difficile né pensare che tutto ciò che accade debba necessariamente avere uno scopo.

Significa riconoscere che anche da una situazione che non avremmo scelto possiamo decidere che cosa fare dopo.

Ed è qui che torna il potere dell’azione.

Non possiamo controllare tutte le opportunità che incontreremo né stabilire quando arriverà il momento perfetto. Possiamo però prepararci, osservare ciò che accade e scegliere di muoverci quando comprendiamo che restare fermi non ci sta più portando dove vogliamo andare.

Perché alcune opportunità si presentano. Altre iniziano a esistere soltanto quando facciamo il primo passo.



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