Cosa sapere per affrontare un colloquio individuale

Retroscena del mondo Hr: cosa indagano i Recruiter.

Oggigiorno gli iter di selezione diventano sempre più competitivi e risulta fondamentale doversi preparare in vista di un colloquio. Per questo sono oramai tantissime le fonti alle quali è possibile attingere che dispensano consigli da guru, ma il rischio è quello di seguire dei suggerimenti in maniera pedissequa e di perdere di autenticità.
Quindi, se non volete apparire degli automi, diffidate da quanti vi illudono che ci possano essere delle risposte preconfezionate da imparare a memoria; piuttosto sforzatevi di capire quali aree indagano i Recruiter e fatevi supportare nel trovare il giusto metodo comunicativo per valorizzare la vostra unicità in queste aree.
Chiaramente bisognerà utilizzare un pizzico di malizia per vendersi al meglio, adattando le risposte a quello che il selezionatore vuole sentirsi dire, ma senza perdere di vista chi siete, altrimenti come detto rischierete di risultare costruiti, finti e quindi non credibili, o nella migliore delle ipotesi non riuscirete a convincere il vostro interlocutore perchè voi stessi non ci credete.
Pensate di dover vendere un prodotto: se voi stessi non credete nella bontà del vostro prodotto, come farete a convincere il cliente ad acquistarlo; in questo caso la logica da seguire è la stessa.
Ma da dove cominciare?
In primo luogo bisogna partire da un esame introspettivo, per prendere coscienza delle nostre potenzialità e capire cosa di noi vogliamo valorizzare in vista dell’opportunità per la quale ci stiamo proponendo.
Sì perchè possiamo anche avere ottime skill trasversali ed essere animati dai migliori propositi, ma se nulla c’entrano con quello che la posizione per la quale ci stiamo candidando richiede, allora stiamo sbagliando la premessa di partenza.
Il secondo step sarà invece quello di sviluppare il giusto approccio verbale e non verbale, a partire dallo standing e dal corretto linguaggio di comunicazione, che ci permettono di “arrivare” al selezionatore.
Infatti, chi ci sta selezionando è una persona umana esattamente come noi, abituata a giudicare, scegliere e decidere sulla base delle stesse emozioni che muovono qualsiasi individuo, quindi per quanto possa sforzarsi di esprimere un giudizio obbiettivo ed imparziale, la scelta finale non potrà non essere intaccata da sensazioni soggettive che si basano su una semplice considerazione: questo candidato mi piace! Perciò il nostro obbiettivo dovrà essere quello di piacere; il selezionatore dovrà vederci come il collega con cui vorrebbe lavorare (non perchè ci lavoreremo effettivamente insieme), ma perchè rappresentiamo quell’ideale di collega, superiore o sottoposto che sia, con cui si avrebbe piacere di lavorare in quanto “stiamo” simpatici per le più svariate ragioni.

Ma procediamo con ordine.
Quali sono innanzitutto le aree oggetto di indagine da parte di un selezionatore?
In questo il metodo Carl (acronimo di capacity, achievement, relationship, leadership) ci fornisce un grande contributo. Vi preciso che grandi aziende come Shell o Iper utilizzano questo metodo di selezione.
Nella capacity faremo rientrare tutte le capacità trasversali che trovano applicazione relativamente all’ambito professionale, fatta eccezione per le capacità relazionali, e aggiungerei anche le abilità tecniche inerenti ad un determinato ruolo.
Per achievement dobbiamo intendere i risultati, o meglio l’entusiasmo, la resilienza, la capacità di adattamento che si dimostrano per raggiungere un obbiettivo e quanto riesci ad imparare dai tuoi successi e/o fallimenti.
La relationship permette di verificare se un candidato ha la capacità di lavorare efficacemente con altri all’interno di team eterogenei.
La leadership, un tempo area di indagine che riguardava figure specialmente manageriali, oggi è caratteristica che ad esempio in aziende come Amazon viene testata su qualsiasi candidato per verificare come ci si è comportati in una determinata situazione per affrontare una determinata sfida: non interessa che il candidato faccia riferimento quindi a ruoli apicali ricoperti in azienda o ad un percorso freelance/imprenditoriale, può trattarsi anche di una sfida quotidiana o di una particolare esperienza accademica/professionale e quello che conta è il modo in cui ha affrontato queste situazioni e l’insegnamento che ne ha tratto.

Infine, la promozione del nostro profilo non può non tenere conto della modalità comunicativa adeguata che permette di sponsorizzarci.
Cercate di stabilire un’interazione più diretta con il vostro interlocutore, tentando di entrare in empatia con lo stesso, ricordatevi di non essere mai eccessivi e, se fate una domanda su un aspetto della posizione che il selezionatore vi sta dettagliando, chiedete sempre se è il momento opportuno per sottoporla. Infatti, non dovete dimenticare, magari presi dall’obbiettivo di piacere a tutti i costi, che non siete voi a condurre l’intervista e a dettarne i tempi.
Lo stesso deve avvenire di fronte a domanda spigolose che vi possono essere poste o davanti alla classica stress interview: non siate frettolosi, sorvolando su aspetti che meno vi interessa approfondire o che date per scontati, perchè se il selezionatore vi ha posto una certa domanda, probabilmente vuole essere tranquillizzato proprio in merito a quel dettaglio, che voi magari preferireste non toccare o potreste ritenere superfluo, ma che se vi viene chiesto di descrivere, avrà una sua ragione. Dunque cogliete da un lato l’opportunità di fugare qualsiasi dubbio nella mente del vostro selezionatore, dall’altro dimostratevi disponibili e accomodanti nel fornire tutti i chiarimenti del caso.


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