
Il cv: strumento limitante ma ancora necessario. Impariamo a farne buon uso perché possa diventare nostro alleato
Quante volte ci siamo chiesti se il curriculum ci rispecchi veramente? Quante altre avremmo voluto farci conoscere di persona per riuscire a trasmettere davvero le nostre potenzialità e/o conoscenze a dispetto delle esperienze indicate sul cv, che magari ci rappresentano in maniera frammentaria? Quanto a volte ci piacerebbe avvicinarci a settori merceologici diversi, ma la settorialità del nostro profilo professionale sembra limitarci le opportunità, mentre i nostri interessi professionali se correttamente veicolati potrebbero aprirci a nuovi orizzonti?
Se davvero il curriculum potesse essere superato da una descrizione professionale ben argomentata e contestualizzata, il candidato avrebbe la possibilità di svelarsi in maniera immediata e molte candidature, ad oggi cestinate, potrebbero trovare risposta.
Tuttavia, ad oggi il cv rimane l’unico iniziale strumento di presentazione che ogni candidato ha a disposizione ed è quindi il più potente mezzo di sponsorizzazione e di vendita di cui disponiamo.
Quello che conta perciò è farne buon uso e fare in modo che esso divenga il nostro miglior alleato, premettendoci di arrivare al selezionatore nella maniera più chiara e comprensibile possibile (difatti se un recruiter impiega troppo a comprenderlo, passa oltre).
In primo luogo il rischio maggiore da evitare è di utilizzarlo, facendolo diventare uno strumento limitante incapace di adattarsi con flessibilità alle sfaccettature che di volta in volta vogliamo valorizzare o al contrario oscurare del nostro percorso o profilo professionale. Dobbiamo quindi impegnarci ad usarlo in modo che possa divenire un canale di comunicazione efficace per trasmettere ciò che di noi riteniamo rilevante promuovere, tanto più in considerazione del fatto che il recruiter si riserva una manciata di minuti per la lettura di un cv.
Cerchiamo, pertanto, di capire quali sono gli accorgimenti utili da utilizzare per sfruttarlo al meglio.
Una delle prime difficoltà che si possono incontrare quando si redige un cv è quella di non riuscire a giustificare esperienze brevi o frequenti cambi lavorativi, o a trasmettere allineamento ed interesse per posizioni che per job title non abbiamo ricoperto, ma che nei fatti abbiamo toccato con mano, o ancora ad esprimere la passione per settori diversi da quelli di nostra provenienza. In tutti questi casi, ma non solo, risulta decisivo l’inserimento di un sommario professionale, che altro non è che una breve bio da inserire in alto generalmente sotto o di fianco alla foto (eventualmente anche dopo i vostri dati se si trovano in questa parte del curriculum).
Al di là del sommario introduttivo, anche la sezione delle esperienze e della formazione sono quelle che necessitano maggiormente di esser adattate di volta in volta a seconda del ruolo o del settore.
Rimangono da approfondire le skill.
Come per le hard, anche per le soft skill, può essere strategicamente attrattivo l’inserimento di una sezione, magari laterale, dedicata alle competenze trasversali, specie laddove non le abbiate valorizzate all’interno della vostra bio introduttiva.
La riuscita finale di un cv efficace dipende chiaramente dal tempo e dall’impegno che investirai nella redazione dello stesso; nulla ti vieta di farti supportare da un consulente di carriera per capire quale impronta dare al tuo curriculum e per trovare la giusta rassicurazione che ti permetterà di muoverti con disinvoltura nella ricerca del lavoro.
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