
Sfatare il mito del posto fisso e avere il coraggio di cogliere i vantaggi del lavoro autonomo.
Il lavoro dipendente, o meglio il posto fisso, rappresenta da sempre nell’immaginario collettivo quell’ideale cui qualsiasi lavoratore dovrebbe aspirare.
Fortunatamente, e non a caso utilizzo questo termine, questo mito risulta ad oggi in gran parte sfatato, in quanto l‘Italia, nel 2024, si conferma al primo posto in Europa per numero di lavoratori autonomi, con circa 4,3 milioni di freelance, cifra che rappresenta il 18,2% del totale degli occupati.
Le ragioni alla base di questo spiccato orientamento imprenditoriale che caratterizza il nostro paese sono diverse.
Da un lato c’è l’incertezza economica, la precarietà di molti rapporti di lavoro e in generale l’instabilità di un mercato, che ad oggi non è più in grado di garantire nemmeno la sicurezza del posto fisso.
Al contempo emergono esigenze individuali di migliore equilibrio della vita privata e di quella lavorativa nonché l’aspettativa di una carriera che possa dirsi valorizzante.
Sono queste i macro scenari che portano a rivalutare percorsi di lavoro indipendente o di autoimprenditorialità.
D’altro canto, grazie all’introduzione della partiva iva forfettaria, che rappresenta un regime sostitutivo della tassazione IRPEF, al reddito imponibile si applica un’unica imposta, nella misura del 15%, sostitutiva di quelle ordinariamente previste (imposte sui redditi, addizionali regionale e comunale).
Un’ulteriore agevolazione spetta alle nuove attività; per tali contribuenti l’imposta sostitutiva è ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività in presenza di determinati requisiti quali il fatto che il contribuente non abbia esercitato, nei tre anni precedenti, attività artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare.
Possono accedere al regime forfettario le persone fisiche che esercitano un’attività d’impresa, di arte o professione, che nell’anno precedente, abbiano contemporaneamente:
– conseguito ricavi o percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a 85.000 euro (il precedente limite di 65.000 euro è stato così modificato dalla Legge di Bilancio 2023);
– sostenuto spese per un importo complessivo non superiore a 20.000 euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e compensi a collaboratori, anche a progetto, comprese le somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati con apporto costituito da solo lavoro e quelle corrisposte per le prestazioni di lavoro rese dall’imprenditore o dai suoi familiari.
Ma di fronte a queste prospettive quale può essere il percorso più corretto da intraprendere?
Partiamo dalla considerazione che non esiste una scelta giusta in assoluto, ma esiste solo la scelta migliore possibile per ognuno di noi.
Si tratta quindi di riflettere su quelle che sono le nostre aspettative, capire se la nostra condizionale attuale le soddisfa o potrà soddisfarle, e considerare il lasso di tempo che siamo in grado di sopportare in attesa che intervenga un cambiamento.
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