
Le domande che devi farti prima di scegliere tipo di azienda e percorso di crescita.
Quando ci si approccia per la prima volta al mondo del lavoro o anche quando si vuole intraprendere una svolta di carriera, non sempre è facile capire quale direzione intraprendere.
In primis bisogna decidere se guardare a realtà multinazionali o a piccole e medie imprese, anche in vista dei futuri percorsi di crescita che si desidera abbracciare.
Infatti, sebbene entrambi i contesti portino con sé dei vantaggi, determinati tipi di percorsi possono essere preclusi a seconda della scelta che si decide di mettere in atto.
Ne consegue che non esiste una scelta giusta in assoluto, ma piuttosto la scelta più consona a ognuno di noi sulla base di quelle che sono le nostre predisposizioni e i nostri desiderata. Infatti, proprio le inclinazioni che fanno parte di noi e le aspirazioni che ci portiamo dietro dovrebbero determinare quale tipo di percorso possa rivelarsi più adatto.
Quindi, come in ogni decisione, è importante riflettere su quello che si sta cercando, una volta che si abbia chiaro quali scenari entrambi i contesti possono prospettare.
Prima però di delineare i possibili vantaggi e, di contro, gli svantaggi che entrambe le realtà portano con sé, appare doverosa una precisazione: i recruiter tendono a guardare con sospetto candidati che provengono da contesti medio-piccoli, laddove queste figure vogliano ricollocarsi all’interno di aziende molto strutturate. Perciò, tenete a mente che, qualora vogliate passare ad esempio da una multinazionale a una PMI per un lasso di tempo significativo, dovrete esserne convinti, perché potrebbe essere non semplicissimo un domani tornare indietro, ripercorrendo i propri passi.
Partiamo con l’esaminare i pro e i contra della multinazionale; un’esperienza in multinazionale “fa curriculum”, contribuendo ad arricchirlo e offre percorsi di crescita di tipo verticale.
Tuttavia, questa esperienza è caratterizzata dal lavoro in “compartimenti stagni” quindi, se da un lato permette un alto livello di specializzazione all’interno della propria area di competenza, dall’altro non dà la possibilità di vedere quello che si fa in un comparto collegato alla propria funzione con conseguente acquisizione di una visione frammentaria del ruolo.
Passiamo ora alle PMI, che rappresentano la stragrande maggioranza del tessuto imprenditoriale locale.
Un contesto medio-piccolo contribuisce ad aumentare il senso di appartenenza aziendale perché fa sentire parte integrante della realtà il dipendente, il quale non percepisce la sensazione di essere un numero.
Per contro, si avrà la possibilità di accedere tendenzialmente a percorsi di crescita orizzontali, che offrendo la possibilità di abbracciare diverse aree o funzioni, contribuiscono però a restituire un arricchimento del proprio bagaglio di competenze.
Ciò premesso, la crescita verticale sicuramente reca con sé risultati tangibili, quali la possibilità di ricoprire ruoli di prestigio e ottenere retribuzioni a 5 zeri.
Vien da sé che questo comporta l’assunzione di un maggiore carico di responsabilità.
La crescita orizzontale, se al contrario porta ad un certo livellamento retributivo, non presuppone necessariamente sacrifici nel bilanciamento vita lavoro, posto che esclude responsabilità gerarchiche sul team di lavoro.
Questi ultimi vantaggi sembrano essere stati colti in primis dalla Gen Z che, con le aspettative che si porta dietro quali sicurezza lavorativa e attenzione al work life bilance, da un lato riconosce l’importanza di un percorso di crescita che assicuri un’alta rivendibilità grazie alla possibilità di una rapida ricollocazione, mettendo così al sicuro dalle incertezze di un mercato del lavoro instabile, e dall’altro prende le distanze da quelle carriere verticali che portano ad una completa sottomissione ai bisogni aziendali.
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