
Perchè sempre più candidati hanno l’esigenza di reiventarsi? I segnali del nostro contesto storico.
Negli ultimi anni il mercato del lavoro è stato caratterizzato da fenomeni epocali, che hanno contribuito a delineare nuove tendenze anche in termini di rivisitazione dei percorsi di carriera.
In primis la pandemia, aprendo le porte allo smart working e facendo conoscere ai lavoratori nuovi scenari in termini di risparmio dei tempi del tragitto casa-lavoro, oltre che una maggiore flessibilità oraria, ha portato a rivalutare l’importanza della vita privata e a creare una diversa consapevolezza rispetto alle specifiche valoriali da considerare all’interno di un’opportunità professionale.
Non poteva poi mancare la Gen Z che, dimostrandosi meno disposta a compromessi rispetto a generazioni precedenti, ha ribaltato la scala gerarchica dei fattori da considerare prioritari per accettare una proposta lavorativa o per fidelizzarsi ad un’azienda, costringendo molte società a rivedere le proprie politiche di talent attraction e di retention.
Pertanto, si affaccia sul mercato del lavoro un nuovo panorama professionale che, da un lato ha portato alle Great Resignation e a guardare anche a possibili percorsi freelance, dall’altro ha contribuito a rafforzare fenomeni già conosciuti come quello del job hopping.
Al contempo si vanno delineando così nuove situazioni professionali che in molti casi recano con sè l’esigenza di reinventarsi.
In alcune ipotesi questa esigenza è dettata dal desiderio di abbracciare opportunità che incarnano l’ideale di valori che il lavoratore sta cercando.
Altre volte è proprio il concetto stesso di professionalità che si ricerca a portare a rivedere il proprio percorso e a costruire quest’ultimo in maniera non lineare; sempre più spesso infatti la necessità di crearsi una professionalità trasversale, che renda il proprio profilo appetibile sul mercato e che di conseguenza lo metta anche maggiormente al sicuro dai trend del mercato, conduce ad investire su carriere liquide, come tali non totalmente in linea con il proprio background accademico e lavorativo.
Questa tendenza sta prendendo piedi soprattutto sotto gli under 30; le riflessioni spaziano da una formazione universitaria che offre opportunità sottopagate a diplomi che aprono le porte a settori di nicchia, caratterizzati da instabilità contrattuale.
Ecco quindi che il reinventarsi appare in molte fattispecie l’unica carta da giocare!
L’esigenza di reinventarsi porta ad abbracciare settori diversi rispetto a quelli di provenienza, ma che offrono salari competitivi e prospettive di assunzione a tempo indeterminato, il tutto accompagnato dalla possibilità di imparare un mestiere.
Dal canto loro, soprattutto i settori tecnici, non trovando professionalità in linea sul mercato, si rendono disponibili a formare profili junior.
Lo skill mismatch è avvertito soprattutto dal mondo della produzione metalmeccanica a causa della sofferta carenza di figure in possesso di competenze tecniche, quali periti meccani e elettrotecnici; seguono poi le competenze informatiche, commerciali e ingegneristiche specie elettroniche.
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